Leggende
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Le leggende, i racconti, le superstizioni che si legano alla storia del popolo villalbese, nulla hanno di diverso da quelli di altra gente con tradizioni, usi e costumi diversi. Magia e realtà si fondono insieme dando come risultato racconti pieni di suspens e verosimili alla vita che si conduce o che si vorrebbe avere. Luoghi dei racconti sono, in genere, grotte, cime inaccessibili, posti noti ma trasfigurati. I tempi in cui sono ambientati riconducibili ad un passato remoto o un presente storico. Personaggi sono poveri contadini, o pecorai, o caprai, fantasmi, diavoli o spiriti inquieti. Oggetti del desiderio sono il tesoro nascosto (trovature) e una vita migliore e più felice, che il personaggio (o i personaggi) della storia possono ottenere o per fortuna o buttandosi in un'avventura, voluta a tutti i costi, dove è norma il superamento degli ostacoli della paura e delle prove. I rituali magici fanno parte delle prove che devono affrontare gli attori della storia: formule correttamente pronunciate e procedure magiche pienamente rispettate (giorno, ore, anni ben definiti, organizzazione efficace ed efficiente). Pena è il fallimento dell'impresa o la persecuzione perpetua di spiriti inquieti e la morte. Altra condizione, che viene posta nelle storie, è il dare retta agli ammonimenti degli spiriti: chi li segue non viene disturbato e spesso può essere premiato, chi li ignora viene malmenato oppure perde la trovatura. Il contesto in cui venivano inventate o raccontate queste storie è quello di un mondo popolano e agricolo povero, dove il contadino, o il pecoraio, è sottoposto continuamente a tante privazioni ed è prigioniero della monotonia di una vita di duro lavoro dall'alba al tramonto senza speranza di cambiamento. Per chi racconta e per chi ascolta il racconto magico, che ha come oggetto il ritrovamento di un tesoro e che da' al personaggio l'opportunità per una avventura, diventa occasione di riscatto e di catarsi dalle frustazioni, oltre che a rappresentare un momento di svago Nei mesi invernali, quando il cattivo tempo imperversava e faceva buio più presto, non vi era passatempo più piacevole di stare tutti insieme (parenti, amici, vicini) nella casa del più autorevole o del più anziano, e di raccontare oltre che aneddoti su paesani, e barzellette, anche storie e leggende già sentite o inventate sul momento, mentre le donne lavoravano a maglia, o cucivano e rammendavano, e i bambini e gli uomini giocavano a carte. Il narratore veniva ascoltato con grande attenzione: brividi (e non solo di freddo!) correvano lungo la schiena, e alla fine del racconto piccoli e grandi si sentivano più inquieti e spaventati, ma bramosi di ascoltare nuove storie.
LA GRUTTA DI LU TAURU (La grotta del toro) Si racconta che nei pressi della via detta "di li aranci" (delle arance), strada che unisce Villalba a Vallelunga, vi è una grotta dove è possibile, in un giorno, mese e anno e ora particolari, far apparire, a forza di formule magiche e senza mai nominare il nome di Dio, della Madonna, e dei Santi, un grande toro e trasformarlo in una statua di oro puro finissimo. Due compari, venuti a conoscenza del rituale magico e del periodo in cui si poteva attuare, si misero d'accordo e si recarono alla grotta la sera del tempo stabilito. Uno dei due compari era coraggioso, mentre l'altro era decisamente pauroso. Quando la notte era già abbastanza inoltrata e il buio molto fitto (non vi era neppure la luna a rischiarare le campagne circostanti) iniziarono a cantilenare le formule magiche. A mezzanotte, d'improvviso, in una grande luce rossastra apparve un grosso e infuriato toro. Il rituale continuò per ore e ore, con grande sforzo ed enorme paura, in attesa dell'alba. I compari sapevano che alle prime luci il toro sarebbe diventato d'oro. Ma poco prima che giungesse l'aurora, il compare pauroso, sfinito per la notte insonne e convinto di non potercela fare, si lasciò sfuggire un'invocazione: " San Giuseppe, aiutami!". Al che, il toro scomparve e i due rimasero a becco asciutto.
LA GRUTTA DI LI PANNI Si racconta che in una grotta detta "di li panni" situata nella zona delle serre, in una sera piovosa vi si rifugiò un ragazzino con il suo gregge. Siccome non smetteva di diluviare, il ragazzo dopo aver cenato con un tozzo di pane e un po' di formaggio, fu costretto a rimanere, per quella notte, nella grotta. Accoccolandosi alla meno peggio in un cantuccio riparato si addormentò. Ma a mezzanotte un canto modulato di un venditore lo risvegliò di colpo. Meravigliato, si guardò intorno e non vide più la fredda e buia grotta, ma un vero e proprio mercato con tantissime bancarelle e tanta gente intorno che andava e veniva, che vendeva e comprava. Si accorse subito della stranezza di quel mercato: tutto ciò che era esposto, sia che si trattasse di frutta, di torrone, di attrezzi o altro, era d'oro e d'argento. Si avvicinò alla bancarella della frutta e chiese il prezzo delle arance e delle mele. Il venditore rispose che poteva dargli quattro mele d'argento per un soldo, e quattro arance d'oro per due soldi. Il ragazzino frugò le tasche, trovò fortunosamente alcune monetine e comprò tutta la frutta che poté. Poi, dopo avere gironzolato in lungo e in largo nello strano mercato, si sentì stanco. Allora si scelse un posto al riparo dalla gente e cadde in un sonno profondo. Le prime luci dell'alba lo svegliarono, ed egli si accorse di essere all'interno della grotta che aveva scelto come rifugio la sera prima. Tutto rammaricato pensò al sogno che aveva fatto durante la notte, e anche se a malincuore si preparò ad uscire. Ma grande fu il suo stupore quando prendendo il proprio tascapane lo trovò insolitamente pesante. In tutta fretta lo aprì e vide la frutta d'oro e d'argento che aveva comprato nello strano mercato. Tutto contento tornò a casa e, da bravo figlio, consegnò la frutta al padre. Il padre vendette le mele e le arance e tutta la famiglia da quel momento divenne benestante.
PIZZU DI LAURU Si racconta che un giovane uomo riuscì nell'impresa impossibile di scalare l'erta e liscia parete di quel pezzo di roccia chiamato "Pizzu di Lauru". Sulla cima della roccia vi stava un sacchetto contenente pietre colorate: l'uomo lo prese e lo portò con sé al paese. Ma lungo la strada del ritorno sentì delle voci che gli intimavano: "Restituisci quello che hai preso!", ma egli testardo e indifferente non diede retta agli ammonimenti e continuò a camminare finché non giunse al paese e alla sua casa. Durante la notte gli apparvero degli spiriti infuriati che lo malmenarono di malo modo. Appena spuntò l'alba l'uomo, in fretta e furia, riportò il sacchettino con le pietre colorate nel punto dove l'aveva trovato, ossia in cima alla roccia. Da quel momento in poi non venne più disturbato. |
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