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Dalla Casa Mandamentale al Centro di formazione e ippoterapia

A cura di Liliana Ricotta

In un luogo dove la disoccupazione sfonda il tetto del settanta per cento della popolazione attiva, per anni lo Stato si è permesso il lusso di lasciare in oblio un edificio come la casa mandamentale di Villalba, una struttura grandiosa, mastodontica, costruita con le più avanzate tecnologie di edificazione carceraria, in grado di ospitare circa settanta detenuti contro i trentasei agenti di polizia penitenziaria da impiegare, e costata ai contribuenti circa 9 miliardi di lire.

Dopo l'annuncio in diretta RAI del Ministro della Giustizia Piero Fassino a proposito del ripristino di 18 carceri, tra i quali quello di Villalba, per fronteggiare il problema del sovraffollamento carcerario,
nulla più è successo. In un successivo intervento al Parlamento, il Ministro della Giustizia non ha più fatto menzione del carcere di Villalba, in quanto l'istituto era stato depennato dalla lista delle strutture da risistemare e riutilizzare: probabilmente i costi da sostenere erano stati ritenuti troppo alti per un numero di detenuti così ristretto.

Ma, secondo l'amministrazione comunale, capeggiata anche allora dal sindaco dott. Eugenio Zoda, per ogni problema può esservi una soluzione: sopraelevando di un  piano la struttura era infatti possibile garantire il contenimento di circa 250 o 300 detenuti. In questo modo i costi che l'apertura e la gestione dell'istituto avrebbero comportato si sarebbero resi giustificabili e sostenibili da parte dell'Amministrazione Penitenziaria.

L'amministrazione del Comune di Villalba si preoccupò così di insistere, provocare, ma nello stesso tempo indicare soluzioni pratiche di utilizzo della struttura
per scopi diversi da quelli per cui era stata finalizzata. Negli articoli pubblicati sul quotidiano La Sicilia di domenica 4 giugno 2000, sulla pagina "il Fatto" e sulla Repubblica di mercoledì 28 giugno 2000, nella pagina della Cronaca, fu lanciata un'offerta seria ad imprenditori o associazioni varie per l'utilizzo dell'edificio, in ottimo stato di conservazione, fornito di tutti i servizi igienici, e ben posizionato sul territorio, in una zona con un suggestivo panorama.

Ulteriore offerta del sindaco Zoda, fu poi la possibilità, data a privati, di poter usufruire delle stanze della struttura per un momentaneo soggiorno con vitto e alloggio gratis, durante il periodo estivo e soprattutto nel mese di agosto, momento di ricorrenza delle feste religiose estive e della celebre Sagra del pomodoro. L'amministrazione comunale si propose in pratica di offrire e far sperimentare alla gente una valida alternativa alle solite vacanze di sole e mare, oppure una gradita integrazione di queste con qualcosa di diverso.

La svolta è arrivata nel febbraio 2005, con l'incontro tra il Sindaco Eugenio Zoda e il fondatore dell'associazione “Casa Famiglia Rosetta” don Vincenzo Sorce per la firma del comodato d'uso che consentirà, di qui a qualche mese, la riapertura della casa mandamentale comunale, in disuso dal 1995, nella nuova veste di centro polifunzionale di formazione professionale e recupero per i diversamente abili.

La notizia dell'avvenuta sottoscrizione del comodato è giunta direttamente dal sindaco Zoda, entusiasta per aver trasformato in realtà un progetto da lui fortemente voluto e vivamente caldeggiato nel corso degli anni. <<In passato - dichiarava quel giorno il Sindaco – la nostra amministrazione ha contattato a più riprese il Ministero di Grazia e Giustizia per tentare il riavvio della casa mandamentale, ma non si è mai giunti al risultato sperato. La firma del comodato d'uso da parte di don Vincenzo Sorce , personalità alla quale la nostra provincia deve parecchio, offre alla nostra cittadina buone prospettive di rilancio economico e ottime possibilità occupazionali per la popolazione>>.

Il centro di formazione professionale e recupero che sarà istituito all'interno dell'ex struttura carceraria servirà alla realizzazione di un servizio integrato per la riabilitazione dei pazienti cosiddetti <<diversamente abili>> soprattutto attraverso l'utilizzo di corsi di ippoterapia, metodo di cura che favorisce il decorso di peculiari patologie mediante l'instaurazione di un particolare legame tra paziente e cavallo.

Visto il lungo periodo di abbandono della struttura, sarà ora necessario effettuarvi dei lavori di manutenzione e pulizia per i quali l'amministrazione si è già attivata. L'auspicio è che, dopo la conclusione di tali interventi, il centro polifunzionale si trasformi in una realtà concretamente in grado di migliorare la vita dei meno fortunati e di risollevare le difficili condizioni dell'economia cittadina.

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